ANNO 16 n° 272
Riforma dell’artigianato, Dionisi: “Confronto con le parti sociali prima del decreto”
Il presidente di Piccola Industria Unindustria critica l’ipotesi di un ampliamento del perimetro delle imprese artigiane: “Rischia di alterare la concorrenza e disincentivare investimenti e crescita”
29/09/2026 - 15:07

VITERBO – È aperto il confronto sulla riforma della disciplina dell’artigianato, per la quale la legge annuale sulle piccole e medie imprese ha delegato il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi entro il 7 gennaio 2027.

Sul tema interviene Cristiano Dionisi, presidente della Piccola Industria di Unindustria e delegato per Filiere e Reti d’Impresa, che chiede un confronto con le parti sociali prima dell’adozione dei provvedimenti.

“La riforma della legge sull’artigianato non può creare condizioni artificiose che scoraggino la crescita delle piccole e medie imprese industriali”, dichiara Dionisi, sottolineando al tempo stesso “profonda considerazione e rispetto” per il comparto artigiano, definito un elemento importante dell’economia del Lazio.

Secondo il presidente della Piccola Industria di Unindustria, una delle principali criticità riguarderebbe la possibilità per aziende già strutturate e attive sui mercati industriali di scegliere, in base ai costi da sostenere, tra regimi differenti. Una situazione che, nella valutazione espressa da Dionisi, potrebbe “alterare la concorrenza e disincentivare investimenti e crescita”.

I timori di Unindustria

Dionisi evidenzia in particolare i possibili effetti di un ampliamento del perimetro delle imprese artigiane. Tra i rischi indicati ci sono le differenze nei costi salariali tra i diversi contratti collettivi e la possibilità, secondo Unindustria, di uno spostamento di imprese e lavoratori verso il regime artigiano.

Il tema delle ricadute sulla finanza pubblica è stato sollevato anche da Confindustria. In una valutazione pubblicata il 25 settembre, l’associazione ha stimato che, nello scenario più esteso considerato, l'impatto annuo sulla finanza pubblica potrebbe superare il miliardo di euro, con minori entrate INPS stimate in oltre 800 milioni e minori entrate IRPEF tra 250 e 400 milioni. Si tratta di stime elaborate da Confindustria, non di dati definitivi della riforma.

Unindustria segnala inoltre il possibile rischio che una maggiore convenienza nell’inquadramento artigiano possa ridurre gli incentivi alla crescita dimensionale e agli investimenti in innovazione, tecnologia ed efficientamento, in un contesto nel quale le imprese sono chiamate a rispettare standard e requisiti sempre più articolati.

“La vera competitività non si ottiene riducendo o frammentando il perimetro delle regole, ma puntando su produttività, crescita e investimenti”, sostiene Dionisi, richiamando anche l’obiettivo della crescita dimensionale delle imprese indicato come strategico per il sistema produttivo regionale.

Da qui la richiesta di sospendere l’iter del decreto delegato e di avviare, prima dell’adozione di qualsiasi provvedimento, un confronto approfondito con tutte le parti sociali, “a partire da industria e lavoratori”.

La posizione di Unindustria si inserisce così nel dibattito sulla revisione della disciplina dell’artigianato, mentre il quadro normativo nazionale prevede che il Governo proceda al riordino e all’aggiornamento della normativa vigente, con l’obiettivo dichiarato dalla legge delega di adeguarla alle mutate esigenze del mercato e all’evoluzione tecnologica, valorizzando anche lo sviluppo dimensionale delle imprese.






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